La Untitl.Ed, pregevole casa editrice che si propone di prendere in prestito alcune penne dal web per affidarle alla carta stampata, ha di recente pubblicato un bel libricino dal titolo “Sicilia”.
Allora cos’è? Sicilia è il racconto, o meglio mi verrebbe da dire la cronologia (chi lo ha letto capisce bene perchè), delle tappe che portano lontano da un’amore che non c’è più. Ha il fascino convolgente e discreto di una storia origliata quasi per caso: ti prende e, poi, ti lascia, attirandoti in un momento senza tempo, una piega dell’esistenza con un prima e un dopo che non ci è dato conoscere ma solo di intuire.
«Tu sei sabbia e io sono acqua» dice Mahoud «E l’acqua cancella la sabbia.»
«E il deserto assorbe la sabbia» gli risponde Hind.1
Tutto in Sicilia venne dal mare, lo solcarono i Greci e i Fenici, e i Romani, e gli Arabi. E chi non ne dominasse le correnti doveva arrendersi a rimanere alle sue porte al di là dello stretto, come i Longobardi. Tutto in Sicilia in quel mare è mistero: